a Verona, ovunque s'aggiri l'occhio, sempre ci si rappresentano oggetti di compiacenza: magnifiche facciate di chiese, stupendi prospetti di palazzi, strade maestose e ben ornate, piazze spaziose e allegre, ponti marmorei e di grande estensione sull'Adige fremente, prospettive di terre e di acque e di monti che incantano [...]
(Alfred de Musset)
E' il più antico dei ponti sull'Adige: la sua origine, infatti, risale
probabilmente al I sec. d. C..
Ponte Marmoreus (Ponte di Pietra) ed il
Ponte Postumius (ponte Postumio)
distrutto attorno all'anno 1000.
Ponte Postumio, che si allineava
in corrispondenza dell' abside di Sant'Anastasia,
inquadravano il Teatro Romano e tutta la
sistemazione monumentale della fronte del colle di San
Pietro prospicente la citta'.
Ponte Pietra,
Ponte Pietra ricostruzione,
Ponte Postumio,
E' considerata il capolavoro del romanico italiano ed
è una delle più belle ed importanti chiese romaniche italiane; con il campanile,
il
chiostro
e la torre dell'antica abbazia forma un complesso di grande suggestione.
La costruzione della basilica prese il via nel X sec e continuò fino alla fine del 1300.
trittico di Andrea Mantegna raffigurante la
Madonna in trono con Santi e Angeli (1459).
Via Gallica, la strada che
collegava Verona con Brescia. Il nuovo edificio, che subi' gravi
danni per il terremoto del 1117, doveva essere quasi
ultimato nel 1138.
Torre dell'Abbazia
, che
nel suo interno ripete ad affresco il tema della Ruota
della Fortuna. Questa torre è il solo resto del grande e
potente monastero benedettino, soppresso nel 1773 e demolito, per
cavarne, mattoni nel 1810.
San Zeno
Costruito nel XII sec. sull'area dove sorgevano due altre chiese
altomedievali, fu trasformato ed ampliato nel corso del XV e del
XVI sec..
L'interno
è gotico e custodisce, fra inestimabili tesori d'arte,
anche una pala del Tiziano, l'Assunta (1535), che si può ammirare
nella prima cappella a sinistra. Dietro l'abside si trova la chiesetta di
San Giovanni in Fonte
, che conserva uno splendido fonte battesimale del Duecento scolpito in
un unico blocco di marmo e finemente decorato.
San Zeno.
E. Fagiuoli, è opera
del nostro secolo. Se all'esterno il Duomo rivela
ancora molto netta la sua componente romanica,
all'interno invece la sua architettura parla un linquaggio
integralmente gotico, a sua volta alterato, lungo il
percorso delle navate minori, dalla successione delle
cappelle, aperte dalla fine del Quattrocento ai primi del
Cinquecento.
Adorazione dei Magi del Liberale,
minutamente descritta dal
Vasari, che la dice cosi' curata nei
particolari da sembrar miniata. Questa cappella e la
consecutiva sono inquadrate entro grandiose
architetture dipinte dal
Falconetto, presentate come
prospetti di archi trionfali romani.
Jacopo Bellini attorno al 1436 e in seguito distrutto.
Domenico da Lugo. La zona presbiteriale è
cinta da un tornacoro di ordine ionico, forse del
Sanmicheli.
Di
Francesco Torbido, su disegni di Giulio Romano, sono
gli affreschi dell'abside.
Percorrendo in senso inverso
l'altra navata incontriamo subito una porta che da'
accesso ad una interessante zona archeologica.
All'estremita' della navata incontriamo la Cappella
Nichesola con l'Assunta del Tiziano, datata agli anni 1535-40.
Segue il Monumento funebre di Galesio Nichesola, attribuito a
Jacopo Sansovino.
Duomo,
E' uno dei luoghi più frequentati della città. Si
tratta di una casa del XIII sec., in via Cappello n.
23, che la leggenda vuole di proprietà dei
Capuleti. Nel grazioso cortile interno si scorge
il famoso balcone, immortalato nel dramma di Shakespeare.
Casa di Giulietta,
Giulietta e Romeo
Sul sagrato della chiesa di S. Maria Antica, del XII secolo, si ergono i
monumenti funebri degli Scaligeri, tutti sormontati da figure equestri. I
più importanti sono quello di Cangrande, sopra l'ingresso della
chiesa, quello di Mastino II, a sinistra dell'ingresso, e
quello, un pò arretrato, di Cansignorio. L'arte gotica raggiunge
nelle Arche la sua massima espressione, con un gioco di guglie,
colonne e bassorilievi che lascia stupiti per l'eleganza e la perfezione.
Superbo esempio di architettura militare, fu fatto costruire da Cangrande II della Scala, che
vi stabilì anche la sua dimora, tra il 1354 e il 1356.
Il
ponte
che scavalca l'Adige apre a Nord, verso la Germania, per ricordare che gli Scaligeri erano Ghibellini e
vicari imperiali.
Castelvecchio,
Museo Civico d'arte,
L'Arena era utilizzata in origine per lotte fra gladiatori e bestie feroci,
nel Medioevo ospitò duelli giudiziari e più tardi tornei, cacce al toro, corse,
feste popolari e manifestazioni teatrali fino alla famosa stagione lirica,
inaugurata nel 1913 con l'Aida di Giuseppe Verdi, che si svolge nei mesi di
luglio e agosto e è considerata un avvenimento artistico di fama mondiale,
grazie al suggestivo scenario, all'ampia disponibilità di posti e alle
maestose scenografie.
Stagione lirica.
Arena,
Stagione lirica
E' la più ampia tra le chiese della città; eretta dai Domenicani tra il
XIV ed il XV sec., sopra una chiesa preesistente, è ricchissima di
opere d'arte, specialmente del periodo medievale.
La prima, a sinistra dell'abside, è la cappella votiva della famiglia Cavalli, con
un affresco di Altichiero, (1380 circa).
cappella Giusti è conservato uno dei più
celebri affreschi del
Pisanello, S. Giorgio che libera la principessa (1436-1438).
S. Anastasia,
Cappella Giusti
La piazza si trova sul luogo in cui sorgeva l'antico foro romano,
immersa in un'atmosfera medievale e rinascimentale, ospita un
animato e pittoresco mercato.
palazzo Maffei (XVII
sec.), con decorazioni barocche, sovrastato da una balaustra con statue di
Ercole, Giove, Venere, Mercurio, Apollo e Minerva;
la Torre del Gardello (XIV sec.);
il Leone marciano, che troneggia su una colonna del XVI sec. nel mezzo della piazza;
la Fontana di Madonna Verona (XIV sec.); la
Casa dei Mercanti
(XIV sec.), con merli e porticati;
Casa Mazzanti già degli Scaligeri.
Casa Mazzanti,
una delle superstiti case
affrescate veronesi, mantiene lo stesso allineamento
degli edifici romani su questo lato del Foro, mentre sul
lato opposto gli edifici moderni sono notevolmente
avanzati rispetto alla fronte di quelli antichi.
Valerius Palladius ha fatto
trasportare dal Campidoglio al Foro nel 379 d.C. come
recita una delle piu' importanti iscrizioni di Verona
romana.
Il Campidoglio, o tempio delle divinita'
capitoline: Giove, Giunone, Minerva, sorgeva su uno dei
lati lunghi del Foro ed i suoi resti sono stati riconosciuti
nel 1914 al di sotto deqli edifici della vicina Piazzetta
Tirabosco, dove si incontra il vecchio e piu' significativo
toponimo di San Marco ad carceres.
Piazza Erbe
Delimitata dai
Portoni della Bra
, imponenti arcate merlate che si innalzano sulle mura cittadine erette da
Gian Galeazzo Visconti, la piazza è il
cuore della città.
Vi si trovano i
Giardini pubblici
, con i monumenti a Vittorio Emanuele II e alla Libertà,
antichi palazzi (i più noti:
palazzo Malfattipalazzo Malfatti, XVI sec.;
palazzo Brognoligopalazzo Brognoligo, XV sec.;
palazzo Gianfilippipalazzo Gianfilippi,
palazzo Barbieripalazzo Barbieri, sede del Municipio)
e l'Arena. Il nome
le deriva da una spianata, un tempo antistante la città, che
i Longobardi chiamarono Brada.
Piazza Bra
Attraverso l'Arco della Costa, da Piazza delle Erbe
si giunge in Piazza dei Signori.
Palazzo della Ragione, o del Comune,
di origine medievale (XII sec.), rinnovato poi in stile
rinascimentale, sovrastato dalla Torre dei Lamberti (83 m.), con due
campane, il Rengo e la Marangona, i cui rintocchi hanno scandito per
secoli il ritmo della vita della città.
Piazza dei Signori,
Rengo e la Marangona
La torre dei Lamberti è una torre medioevale alta 84 metri, che svetta da piazza Erbe.
torre dei Lamberti
Il Teatro Romano, quale oggi lo vediamo, è la
risultante di una serie di lavori qui condotti, per la parte piu' cospicua, dal
1834 fino al 1914.
Dal 1834 al 1844 l'area del Teatro fu campo di
indagine archeologica per
Andrea Monga che
esclusivamente a questo scopo aveva acquistato tutta la zona.
Egli vi condusse costosi
ma visivamente poco apprezzabili lavori, come
l'espurgo dell'intercapedine, e potè giungere ad una
buona conoscenza del monumento, che è poi quella
rielaborata e data alle stampe nel 1895 da
Serafino Ricci,
il quale auspicava che l'esempio del Monga
muovesse l'iniziativa pubblica a continuare l'impresa.
Nel 1904 gli eredi vendevano al Comune di Verona
tutta l'area su cui Andrea Monga aveva esteso le sue
ricerche. Potevano cosi' iniziare le
demolizioni e gli scavi per riportare alla luce quanto
restava dell'antico monumento. I lavori furono diretti
dal prof. G. Ghirardini, docente di archeologia a
Padova. Fu saggiamente deciso di conservare l'antica
chiesetta dei Santi Siro e Libera, la cui demolizione
nulla avrebbe aggiunto alla conoscenza del
monumento, mentre lo avrebbe privato di una preziosa
testimonianza relativa alla storia del suo declino e della sua
trasformazione. Il Teatro romano è addossato al
pendio del colle di San Pietro. L'orchestra ha un
diametro di 100 piedi (m. 29,64). La cavea, divisa in
almeno due settori: ima e summa cavea, coronata in
alto da due gallerie, raggiungeva un'altezza
complessiva di 27 metri, oggi indicata con buona
approssimazione dalla serie dei dieci archetti in pietra
veronese, le loggette, che si saldano all'antico
edificio conventuale verso occidente, ivi composte nel 1912. La
costruzione del Teatro è posta nell'ultimo quarto del I
sec. a.C.
Teatro Romano
La porta di Verona romana meglio conservata, Porta
dei Borsari, ha denominazione medioevale, derivata dal
nome dei gabellieri, Bursarii, che qui riscuotevano i
dazi sulle merci in transito. Essa ci conserva l'intero
prospetto verso la campagna. Gia' i vecchi storici
veronesi riconobbero che l'iscrizione
incisa sulla trabeazione, a ricordo dell'intervento di
Gallieno, che fece ricostruire le mura cittadine
dall'aprile al dicembre del 265, è posteriore alla porta
stessa e sicuramente scolpita al posto di una
precedente iscrizione, che è stata sacrificata. Porta dei
Borsari sarebbe stata costruita immediatamente prima di
Porta Leoni, negli anni del regno
dell'imperatore Claudio (41-54 d.c.), come
dimostrerebbe la sua dipendenza dalla distrutta
Porta Aurea di Ravenna, che era esattamente datata all'anno
43 d.C. La porta si articola in altezza su tre piani, ed emerge dal
suolo nella sua interezza, in quanto qui si è ripristinato
il livello romano gia' nel
1813. In basso i due fornici (Largh. m. 3,55 alt. m.
4,12), inquadrati fra semicolonne scanalate con
capitello corinzio, che reggono trabeazione e timpano;
poi un primo allineamento di sei finestre, dietro il quale
in origine doveva svolgersi una galleria e quindi un'altra
serie di sei finestre, colle quali la porta raggiunge la
sua altezza complessiva di circa tredici metri. La porta è costruita in
pietra bianca veronese. Lavori stradali compiuti in
questa zona nel 1860 hanno portato al rilevamento
delle fondazioni dell'intero complesso della porta romana.
Sappiamo cosi' che la fronte interna distava da
quella conservata m.17,80. Rispetto ad un edificio di
queste proporzioni è ben poca cosa I'esile cortina di
pietre che è giunta fino a noi, ma tuttavia non la sen-
tiamo come un organismo mutilo, perchè essa è stata
concepita con una sua autonomia, quale architettura
scenografica, anticipatrice della monumentalita' cittadina.
Con questa denominazione, che risale almeno al XV
secolo si indicano i resti di due porte romane, quella
repubblicana e quella claudia, addossati ad una casa d'angolo tra Corticella
Leoni e Via Leoni. La denominazione deriva da un
fastigio sepolcrale in pietra, ora dietro il monumento a
re Umberto I, sul quale due leoni stanno affiancati.
La porta repubblicana, di cui si conserva soltanto la
meta' del prospetto interno, si erge dietro la porta di
eta' imperiale, distanziata da questa di mezzo metro.
Si deve a tale accorgimento se oggi abbiamo ancora,
sulla porta piu' antica, quello che possiamo
considerare l'atto di nascita di Verona come citta'
organizzata secondo il criterio urbanistico romano. Si
tratta di un'iscrizione
scolpita su quello che era il pilastro centrale, gia'
parzialmente nota fin dal XVI secolo,ma ritornata alla
luce e compresa in tutto il suo significato soltanto dal
1959. L'iscrizione in parola informa che
Publius Valerius,
Quintus Caecilius,
Quintus Servilius e
Publius Cornelius,
come quattuorviri, per decreto decurioni, il Consiglio
municipale, appaltarono i lavori per le mura, le porte e
le cloache e che i primi due di essi collaudarono le
opere eseguite. La porta repubblicana è costruita
prevalentemente in mattoni, riservando al tuio soltanto
profili, fregi e cornici e la tabella iscritta. Dobbiamo
immaginarla costituita di due aperture (alte m. 5,25 e
larghe m. 3,30), sopra le quali si allineavano due ordini
di sei finestre
ciascuno. Lavori stradali hanno recentemente, aprile
1975, messo in luce parte della fronte della porta verso
la campagna, con la base di una delle due torri a sedici
lati che la rinsaldavano sui fianchi. Tutta questa parte
è in mattoni. A circa un secolo dalla loro costruzione le
due porte cittadine furono rinnovate, almeno nei
prospetti,
esterno e interno. Tale rinnovamento non fu
determinato dal loro decadimento ma dal desiderio di
dare ad esse un aspetto piu'
monumentale in relazione col passaggio di Verona dal
rango di municipio a quello piu' onorifico di Colonia
Augusta. Ai Leoni, conservandosi parte di entrambe, è
possibile misurare la diversita' fra la versione
repubblicana e quella claudia. La prima in mattoni e
tufo, di chiara e, nello stesso tempo, severa linearita';
la porta ad essa sovrapposta costruita in pietra bianca
veronese, mostra una struttura piu complessa e
variata. In basso due aperture, se ne conserva una soltanto, ciascuna incentrata fra
semicolonne scanalate con capitelli compositi, che
reggono trabeazione iscritta sull'architrave e frontone piuttosto schiacciato.
L'iscrizione, incompleta, cita un Tiberius Flavius
Noricus, figlio di Publius, quattuorviro. Se, per analogia
con quanto si osserva sulla porta piu' antica, pensiamo
che anche qui fossero ricordati tutti e quattro i
quattuorviri, dobbiamo credere che i nomi fossero
distribuiti uno su ciascuno dei quattro fornici, interni ed
esterni della porta. Al di sopra del frontone, scalpellato,
si allineavano sei finestre (ne restano tre), ripetendo il
motivo della porta
repubblicana. Radicalmente diverso è invece il terzo
ordine che presentava un alto paramento senza
aperture e tuttavia mosso per la presenza di quattro
colonne tortili staccate dal fondo e di un grande
nicchione centrale. La fantasia di Giovanni Caroto
immaginava questa parte rivestita da un allineamento di statue. La
particolare animazione strutturale di questa porta l'ha
fatta collocare, unicamente del resto, a Porta Borsari,
tra i primi esempi del cosiddetto barocco romano.
L'Arco dei Gavi è un monumento onorario romano che,
fino al 1805, si ergeva addossato alla Torre
dell'Orologio di Castelvecchio,
posto sulla antica via Postumia, la via principale di Verona romana.
Demolito dai francesi,
per ragioni di viabilità, fu ricostruito nel 1932 nella
piazzetta dove ora si trova. L'Arco dei Gavi era sorto al
limite di una precostituita area di ampliamento della
città romana, che aveva qui il suo confine naturale per
la presenza di un antico alveo di rotta dell'Adige. I Gavi,
una delle più cospicue famiglie di Verona romana, per
qualche pubblica benemeranza, ottennero dal Consiglio
(ordo decuriorum) l'onore dell'arco su suolo pubblico.
Di questa famiglia si hanno notizie anche da Aquileia e
dalla Campania, nonchè dalla capitale Roma.
Certamente i Gavi, contenti del solo onore, costruirono
l'arco a loro spese.
Ciò avvenne attorno alla metà del I
secolo d.c. L'arco ci offre la particolarità preziosa e
rara della firma dell'architetto, ripetuta due volte. Il suo
nome è L(ucius) Vitruvius L(uci) L(ibertus) Cerdo.
E' stato proposto di vedere in questo personaggio un
liberto del famoso Vitruvio, il teorico dell'architettura di
età augustea. L'arco, a differenza delle porte di Verona
romana, è ad un solo fornice, ma con le due aperture
sui lati corti si offre ad una direzionalità incrociata,
come gli archi che sorgevano sui quadrivi. Lo spazio
interno presenta copertura orizzontale con soffitto a
cassettoni. I due lati maggiori mostrano una nicchia in
ciascuno dei due piloni, onde ricaviamo che esso era ornato da
quattro statue di membri della famiglia Gavia, cui l'arco
rendeva onore. Di due di questi abbiamo i nomi incisi
sotto le rispettive nicchie.
Caratterizzata dalle absidi policrome le prime tracce di questa chiesa si hanno
dal secolo VIII, nei
secoli si sono susseguiti vari rifacimenti e modifiche, importanti furono quelli
benedettini del
secolo XI. I fianchi della chiesa sono in cotto e tufo adornati di bifore e trifore.
All'interno vi è
una Crocifissione attribuita al Turone, in una Cappella una Crocifissione di Domenico Brusasorzi,
il Mausoleo Brenzoni scolpito da Giovanni Rosso e decorato dal Pisanello del quale spicca il
dipinto dell'Annunziata.
Risalente al secolo VIII, ricostruita dopo un terremoto nel XII secolo. La facciata e i
fianchi sono in tufo, il campanile in stile romanico anche se è stato completato solo
nel XVII secolo, degno di nota l'adiacente piccolo chiostro scoperto. All'interno
oltre al dipinto del Brusasorzi si possono vedere dei resti affreschi e due sarcofagi
finemente scolpiti risalenti a III-V secolo.
Il palazzo cinquecentesco è all'ingresso del piu' famoso giardino,
vi si accede attraverso
un ampio atrio.
La forma attuale è quella voluta dal
Conte Agostino Giusti che era
conosciuto come collezionista, ancor oggi si possono vedere un certo numero di epigrafi
conservate all'ingresso del giardino.
Agostino Giusti, di nobile famiglia toscana,
esiliato a Verona lo creò nel 1570 per
suscitare la meraviglia dei suoi ospiti.
Un lungo viale di cipressi l'attraversa per intero e
sale, contornato da aiuole geometriche
decorate con piante floreali e zampilli d'acqua.
Una delle porte della cinta muraria costruita nel periodo della dominazione austriaca.
Una delle porte della cinta muraria costruita nel periodo della dominazione austriaca.
La costruzione è relativamente di recente costruzione ma è degna di nota la vista
panoramica sulla citta', immediatamente sopra il Teatro Romano, con l'ansa del fiume Adige nei pressi del Ponte Pietra.
Quanto rimane di una antico convento di Benedettini riformati.
Teodorico e poi ricostruito
nel sec. VIII.
L'attuale edificio è invece del XII, e l'abside risulta trasformata nel XIV.
La Facciata, col paramento tradizionale di mattoni e tufo, ed elegante
gioco di pilastri in pietra, è vivace elemento di colore: pròtiro pensile sul
portale.
L'esterno di questa chiesa è caratterizzato dal robusto tiburio
ottagonale che si innalza in corrispondenza della
cuba della crociera.
Cappella degli Innocenti (1619-1621), con fastosa decorazione
barocca e affreschi dell'Ottino; presbiterio con deambulatorio semicircolare; cripta.
E' una delle più belle e importanti chiese veronesi, anche se fra le meno note.
Sorge sul luogo d'una antica basilica paleocristiana, di cui frammenti
decorativi nel cortile d'accesso (si entra dal Corso Cavour, passando sotto
un arco con la statua del titolare).
Fu costruita intorno al 1117, e poco dopo subi un notevole ampliamento.
L'esterno presenta il caratteristico paramento degli edifici romanici veronesi,
a fasce alternate di pietra e di mattoni.
Il Pròtiro sulla fiancata destra e il Campanile (quest'ultimo
ricostruito in epoca recente)
appartengono entrambi alla seconda metà del sec. XV.
Elemento singolarissimo di questa chiesa sono, ai lati della facciata,
le due Torri scalari cilindriche, di
probabile ispirazione normanna, che servivano per salire ai matronèi.
S. Mattia, il piu' alto dei fortini,
che con le Torricelle massimilianee e le cinta dei
fortilizi suburbani costituiscono un unico saldo complesso,
caratteristico per i tipici poderosi muri a tufi irregolarmente squadrati.Copyright © abspace - Design by alberto bellina